Archivio mensile:giugno 2014

I messaggi del calcio

Il calcio è uno sport seguito da un numero imponente di persone. Il mondo del calcio, inevitabilmente, ha un peso sull’immaginario collettivo e lancia continuamente dei messaggi ai suoi appassionati. E’ impossibile che alcuni di questi “input” siano percepiti in maniera sana dagli spettatori cioè  interpretati secondo i dettami dell’etica sportiva. Gianluca Foglia, nel suo articolo, offre un esempio di quali siano questi messaggi.

2014-06-27_Calcio. quando correre dietro a un pallone_Gianluca Foglia

Il Balo

Due articoli dai contenuti diametralmente opposti, due modi di pensare differenti, l’Italia si spacca su Mario Balotelli, giocatore del Milan e della nazionale italiana di calcio. Qualunque sia il pensiero su questo calciatore, sarebbe opportuno rispondere ad alcune domande. Questo atleta è utile per la causa? Si può raggiungere l’obiettivo finale con il contributo sportivo di questo giocatore?

2014-06-27_Balotelli 1_Andrea Viola

2014-06-27_Balotelli 2_Luca Pisapia

L’atteggiamento perdente dell’Italia

Nel calcio il goal è un evento raro e come tale può essere segnato in qualsiasi momento, al primo minuto come all’ultimo oppure mai. Per questa ragione bisogna essere aggressivi, decisi, motivati e uniti come squadra per fare quello che serve per segnare una rete. L’Italia ieri non ha mostrato in campo questo atteggiamento e non è bastato sperare nelle parate di Buffon e nelle invenzioni di Pirlo per Balotelli. Il Costarica è una squadra che invece ha creduto per tutta la partita nel risultato da ricordare per tutta la vita: battere l’Italia. Anche noi abbiamo un sogno come ha detto Pirlo ed è quello di vincere il mondiale, ma per raggiungerlo bisogna sbattersi sino all’esaurimento in ogni partita quale sia l’avversario. E’ questo l’atteggiamento che Garcia e Conte hanno insegnato alle loro squadre ed è questo che è mancato ieri alla nostra squadra. Cadere 11 volte nella trappola del fuorigioco vuol dire non essere stati attenti tanto quanto era necessario. Affermare che non si può pretendere che si segni una rete quando si è in campo solo per 20 minuti, vuol dire non avere capito che invece è proprio questo che ti viene chiesto, altrimenti avrebbero messo un altro in campo. Farsi ammonire perché ci si è innervositi, vuol dire che non hai ancora la mentalità per affrontare impegni di questo livello agonistico. Troppe azioni individuali e dribbling insistiti nella parte finale della partita dimostrano poca ricerca dell’altro e il desiderio di diventare il salvatore della partita. “Emozionato Io? Non ci sono emozioni” ha detto Cassano, neanche Buffon e Pirlo farebbero affermazioni di questo tipo nonostante siano abituati a partite così importanti. E’ mancata invece proprio la carica emotiva come squadra. La tensione che senti già prima di entrare in campo e che ti dispone a impegnarti oltre la fatica e difficoltà perché ti senti pronto. Le emozioni servono per alzare la soglia della stanchezza fisica e mentale. Come dice un famoso detto africano: ogni mattina non importa che tu sia un leone o una gazzella l’importante è che cominci a correre.

di Alberto Cei (www.albertocei.com)

La Fede

Sicuramente la più forte nuotatrice italiana di tutti i tempi, probabilmente tra le più forti del mondo nella storia del nuoto. Qualche notizia di carattere tecnico, la troverete al seguente indirizzo:

http://it.wikipedia.org/wiki/Federica_Pellegrini

Se invece volete sapere qualcosa di più dal punto di vista umano, gustatevi l’articolo di Emiliano Liuzzi.

2014-06-25_Federica Pellegrini si racconta_Emiliano Liuzzi

Insegniamo a pensare non solo alla tecnica

Avere un pensiero alla volta centrato su quello che stiamo per fare è un modo efficace per essere concentrati sul presente. L’impegno di ogni atleta deve essere mirato ad allenare questa abilità mentale. Mentre si gioca una partita o si compete in qualsiasi sport, non vi è altro che il susseguirsi di tanti presenti. Diventa quindi necessario avere in ogni momento solo il pensiero utile a fare il proprio meglio; bisogna avere la capacità di scegliere un pensiero anziché un altro. In caso contrario, dominerà lo “stress” negativo che porta all’errore o a una prestazione mediocre. Si sente dire troppo spesso che la “fregatura” nello sport è la testa e che sarebbe meglio non averla. Ovviamente questa frase è solo una testimonianza d’incapacità da parte di chi la esprime, poiché senza la testa non si potrebbero sviluppare i pensieri necessari a fare bene. Quindi ai giovani non insegniamo solo il gesto tecnico ma alleniamoli anche a pensare.

di Alberto Cei – www.albertocei.com

La mente umana e la prestazione sportiva

Che congegno meraviglioso il cervello umano! Una macchina affascinante la cui attività dà vita alla mente, termine comunemente utilizzato per descrivere un insieme di funzioni tra le quali quelle di cui si può avere soggettivamente coscienza in diverso grado (la sensazione, il pensiero, l’intuizione, la ragione, la memoria, la volontà – Fonte Wikipedia).

Quindi mi domando: cosa avviene nel cervello di un atleta durante quelle maledette gare in cui va tutto storto, tenendo conto che in allenamento è filato tutto liscio come l’olio?
Che macchina incomprensibile il cervello umano!

Accontentarsi o perseguire l’eccellenza

La questione dell’intensità dell’allenamento è sempre un tema centrale nell’allenamento degli atleti di livello internazionale. La domanda che ci si dovrebbe porre è “dove perdo intensità?”. All’inizio, durante  lo svolgimento o alla fine della mia prestazione? E’ sulla base di questa valutazione che deve essere modificato l’allenamento. Molti atleti invece subiscono questa deteriorazione della prestazione  dicendo: “mi mancato proprio poco per vincere”. Non si chiedono invece come modificare l’allenamento per eliminare questo problema. Tu a quale categoria di atleti o allenatori appartieni: a quelli che si accontentano di essere bravi o a quelli che ricercano il meglio per loro?

di Alberto Cei, pubblicato su “www.albertocei.com” il 28 maggio 2014

Arbitrare? Mission impossible

All’interno di un forum di tifosi dell’Avellino calcio, ho inserito un “topic” riguardante la figura dell’arbitro; si tratta di una serie di domande rivolte agli utenti del predetto forum:

1)    Perchè una persona è spinta a intraprendere l’attività arbitrale?
2)    Perchè gli arbitri attirano così tante critiche?
3)    Dirigere una gara, in generale, è facile o difficile?
4)    L’arbitro può sbagliare?
5)   Al di là dell’aspetto tecnico, con quale metro di giudizio si stabilisce l’operato di un arbitro in termini qualitativi?
6)    L’arbitro può condizionare il risultato di una gara?
7)    Deve essere aiutato da supporti tecnologici?
8)    L’arbitro deve avere un atteggiamento autoritario o autorevole?
9)    E’ vero che, durante una gara, il miglior arbitro è quello che non si vede?
10)  Come si deve rivolgere un arbitro ai giocatori, dando del “tu” o del “lei”?
11)  Se un arbitro ha avuto dei problemi con una squadra, deve accettare un’eventuale
designazione per la stessa formazione in futuro?
12)  Esiste la cosiddetta “sudditanza psicologica” o è un concetto inventato dai giornalisti?
13)  Quando un arbitro va a dirigere una “grande” squadra, è giustificabile che abbia dei
condizionamenti particolari? Magari anche inconsciamente?

Le opinioni espresse sono diverse e interessanti; non mancano esileranti spunti di riflessione (vedi video postati); il tutto si può apprezzare al seguente indirizzo:

http://forum.pianetabiancoverde.it/showthread.php?t=11020