Archivio mensile:agosto 2014

Quando si perde mentre si stava vincendo

Non c’è solo la tensione di chi sta perdendo o è in difficoltà durante una gara. Vi è anche quella di chi è in vantaggio e comincia ad avvertire quella tensione che non riesce più dominare e perde l’opportunità di vincere o comunque di fare bene. Spesso gli atleti ti dicono: “non so cosa sia successo mi sentivo proprio come prima ma ho sbagliato”. Si tratta di quei momenti in cui si perde la sensibilità dei propri colpi, si pensa di essere come un attimo precedente. Invece la mente è caduta nel tranello, si è anestetizzata e l’atleta reagisce come un automa perdendo il controllo del proprio corpo. Agisce senza rendersi conto che la tensione sta crescendo e lo porta a muoversi in modo rigido e non fluido, le sue azioni perdono di coordinazione, velocità e precisione e così facendo inizia a sbagliare. Accade in tutti gli sport e solo un allenamento mentale praticato con costanza e utilizzato durante le gare può insegnare a superare questi momenti negativi.

Alberto Cei, pubblicato il 12 agosto 2014 su “www.albertocei.com”

Il tifo in vacanza

Batte forte il sole in quel di Santa Teresa di Gallura; meno male che c’è anche un pò di vento (in realtà quello non manca mai sulle Bocche di Bonifacio). Batte forte il sole e qualcuno non mette il cappellino in testa; i risultati sono evidenti e sono immortalati nelle foto seguenti. A voi i commenti di rito, tralasciando di riportare quelli dei passanti, alcuni davvero esileranti.

2014-08-08_Macchina Juventus - 1a                      2014-08-08_Macchina Juventus - 6a

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Sbagliare accettando di sbagliare

Non accettare l’errore è il principale ostacolo a migliorare. E’ inutile girarci troppo intorno, è proprio questa la ragione principale per cui oggi molti giovani si bloccano di fronte alle difficoltà, nessuno li guida in questo apprendimento. Non i genitori e non gli insegnanti. E se non imparano allora hanno un problema psicologico per cui, nel migliore dei casi, si va dallo psicologo. Oppure i genitori attribuiscono la responsabilità agli allenatori e viceversa. Di solito è una battaglia persa in cui ognuno resta sulle sue posizioni e i ragazzi/e non cambiano. Nello sport giovanile bisognerebbe considerare l’accettazione dell’errore come il parametro fondamentale per affermare che l’insegnamento fornito in allenamento ha avuto successo, così come il suo contrario. Non accettare di sbagliare annulla qualsiasi apprendimento tecnico. Il giovane infatti sviluppa un’aspettative non realistica e immagina che è bravo solo se non commette errori. Quando entra in campo con questo atteggiamento, non è in grado di sopportare la frustrazione di sbagliare e comincia ad arrabbiarsi con se stesso, con l’esito di giocare peggio e di ridurre l’impegno, poiché ritiene di non essere capace. A questo punto se genitori e allenatori non intervengono subito per cambiare questa reazione, il giovane la trasformerà in un modo di essere abituale, che ripeterà ogni volta che sbaglierà. A questo punto, sarà più difficile intervenire per sostituire questa convinzione negativa con una positiva.
Gli adulti devono essere consapevoli che la competenza è l’uso dell’insieme delle conoscenze, abilità e atteggiamenti finalizzato a uno scopo ed esercitato nel contesto ed è determinata dall’integrazione fra:
• conoscenze – ciò che si sa, «cosa» e come si sa, «come»;
• abilità – quanto si è in grado di capire / comunicare / fare usando conoscenze imparate in allenamento;
• atteggiamenti – come si è e come ci si comporta in relazione all’uso delle conoscenze e delle abilità sportive possedute
Quindi la competenza sportiva non va confusa con l’abilità tecnica e l’atteggiamento da tenere in campo va insegnato come così come i fondamentali di gioco. Altrimenti si avranno giovani atleti dotati tecnicamente ma poco competenti nel fornire una prestazione sportiva adeguata al loro livello tecnico.

Pubblicato il 17 luglio 2014 su “www.albertocei.com”

La cultura dell’alibi

Durante un convegno, l’ex allenatore della nazionale italiana di pallavolo, Julio Velasco, spiegò in maniera impeccabile cosa volesse intendere per cultura dell’alibi da parte di un giocatore. Potete trovare il video della relativa spiegazione al seguente indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=vk5Jg-mAeVY

Quello di cui Velasco non ha fatto cenno è l’applicazione di questo aspetto alla figura dell’allenatore; in altre parole, è evidente che la cultura dell’alibi è un concetto universale nell’ambito sportivo e gli allenatori non sono esenti da tale caratteristica.
Gli esempi sono diversi; uno di questi, forse il più frequente, è la classica intervista a fine partita, intervista in cui l’allenatore scarica tutte le colpe di una sconfitta sul direttore di gara. L’assunzione di responsabilità dovrebbe essere un dovere da parte di tutti ma in particolar modo per chi ha il compito di fare da guida per il raggiungimento di un obiettivo.

by Admin, 3 agosto 2014

Bisogna gareggiare spesso

Nello sport quando si raggiunge un livello di competenza tecnica da iniziare a essere competitivi è necessario passare alla fase successiva che richiede di fare un certo numero di gare all’anno. Anche negli sport di tiro che sono quelli a cui partecipo ai Commonwealth Games è necessario prima di gareggiare a un evento così importante avere fatto almeno 6/7 gare la maggior parte delle quali deve essere di livello internazionale. Nel caso di atleti che ne ha fatto poche è molto difficile riuscire ad affermarsi in questo tipo di competizione, perché solo di rado hanno messo alla prova la loro capacità di affrontare con successo lo stress agonistico. Solo attraverso le gare si allena questa capacità personale di fare il proprio meglio nei momenti che contano. Altrimenti con facilità si soccombe allo stress e si fornisce una prestazione veramente negativa. Questa riflessione mette in luce non solo la rilevanza di un’adeguata preparazione psicologica da svolgere durante le gare ma anche la necessità di una pianificazione annuale degli impegni che l’atleta deve affrontare.

Pubblicato da Alberto Cei, il 29 luglio 2014, su “www.albertocei.com”