Archivio mensile:ottobre 2014

La vicenda di Fabio Pisacane

Fabio Pisacane è un giovane atleta nato a Napoli; è un calciatore che milita nella squadra dell’Avellino (campionato di serie “B”). Fabio è un giocatore determinato e grintoso; la sua storia non è né emblematica né unica, è semplicemente una vicenda basata sul coraggio di non cedere alla tentazione dell’illegalità e dell’antisportività. Quindi è una storia da divulgare e tramandare!

(dal 35° minuto del video, parte l’intervista a Fabio Pisacane)

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4fe9294c-ab82-47e0-a0ea-de3b74e69443-tg1.html#p=0

Tratto da “Speciale TG1”, rotocalco RAI trasmesso su RAI1 dalle 23.40 di domenica, 19 ottobre 2014


Carmine Gautieri e il dischetto del rigore

6 gennaio 2004, gara del campionato italiano di calcio di “Serie B”, Atalanta-Avellino. Un episodio porta agli onori della cronaca il nome di Carmine Gautieri (http://it.wikipedia.org/wiki/Carmine_Gautieri) allora giocatore dell’Atalanta e attuale allenatore del Livorno. Sulla panchina dell’Avellino sedeva il boemo Zeman; Gautieri è sempre stato un suo pupillo. A seguire una serie di articoli dell’epoca che raccontano l’accaduto.

http://www.irpinianews.it/comuni/new…24036&comune=8

http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/11…rderby=0&f=fir

http://www.gazzetta.it/gazzetta/news…ews_22300.html

Sarebbe interessante proporre questo episodio all’attenzione dei giovani atleti delle scuole calcio italiane; alla luce di quello che succede oggi sui campi di calcio a livello nazionale, non credo che le risposte da parte dei pargoli, siano così scontate.

 

I motivatori sono i falsari del “Mental Coaching”

I motivatori e “mental coach”, non laureati in psicologia, si stanno diffondendo nello sport così come nel “business”. Sono persone che intervengono in questi mondi facendo leva sul bisogno di successo. Vincere è, oggi, l’unica cosa che conta e troppi atleti si fanno abbindolare da persone che, come strategie di cambiamento, si servono degli insulti oppure li fanno camminare sui carboni ardenti, come se fosse un evento necessario per credere in sé. Purtroppo taluni di questi motivatori hanno successo, perché le organizzazioni sportive (Coni, “club” e federazioni) non fanno nulla per aiutare i loto atleti e allenatori a scegliere; anzi, talvolta queste stesse organizzazioni sono contente di questa autonomia degli atleti, poiché in questo modo risparmiamo dal punto di vista economico e non devono porsi il problema di scegliere un professionista che dovrebbero anche pagare.
Lo spunto di questa riflessione mi è fornito da un’intervista al motivatore di Bonucci (riportata da un attento conoscitore dello sport e dell’animo umano qual è Gianni Mura con l’articolo “L’aglio motiva Bonucci ma l’alito non fa il monaco”) in cui racconta come ha lavorato con lui. Tutto sarebbe da ridere se non fosse che non è una barzelletta bensì una modalità di consulenza. Naturalmente ogni individuo può scegliere chi vuole come consigliere personale o come “mental coach”, ma come psicologi abbiamo il dovere di affermare che il miglioramento personale passa attraverso figure professionali qualificate e competenti e non da individui che si sono nominate loro stessi motivatori, “mental coach” o quant’altro, solo sulla base di considerazioni personali. La professione di psicologo, come quella del medico, dell’avvocato o delle altre libere professioni è sottoposta a regole precise e nessuno può esercitarla senza un adeguato titolo di studio, non a caso coloro che hanno deciso di farlo senza possedere questi requisiti hanno dovuto inventare nuove parole per definirsi e così sono nati i termini “motivatore” e “mental coach”. Chiunque può definirsi in questo modo, anche il barista sotto casa e non sarà perseguito dalla legge.
E’ necessario che l’Ordine degli Psicologi così come il Coni e le Federazioni Sportive siano in prima linea nel diffondere un approccio professionalmente corretto del “mental coaching”, altrimenti la cultura sportiva sarà pregiudicata e si affermerà solo chi sarà sul mercato più aggressivo.

di Alberto Cei

(articolo pubblicato il 12 ottobre 2014 su “www.albertocei.com”)

Le occasioni per rimanere in silenzio

Dopo la partita del campionato di calcio di serie “A”, Juventus-Roma, giocata il 5 ottobre 2014, allo “Juventus Stadium”, ci sono state numerose polemiche nate da più parti. Non mi soffermo sulle solite discussioni che talvolta raggiungono livelli sconvolgenti di banalità, non parlo delle incredibili cadute di stile di alcuni addetti ai lavori (calciatori, dirigenti, giornalisti, ecc.), non mi sorprendo di fronte a delle reazioni sconclusionate e senza senso fatte da professionisti del settore ma degne delle peggiori bettole di quartieri malfamati; mi incuriosisco invece di fronte a delle iniziative di un cosiddetto “motivatore” che si presta, tramite un “social network” a fornire suggerimenti nei confronti dell’allenatore e di un giocatore della squadra che ha perso l’incontro. Andiamo per ordine. Un “motivatore” non è altro che uno psicologo dello sport che è chiamato da una società sportiva a svolgere un compito ben preciso; questa figura ricopre un ruolo fondamentale nell’ambito dell’attività sportiva e ha precisi obblighi deontologici da rispettare; non sto qui a dilungarmi nella spiegazione di quali siano le funzioni di uno psicologo dello sport; ai profani, suggerisco di dare un’occhiata su “internet” per avere delucidazioni in merito. Il personaggio in questione ha dispensato spiegazioni e suggerimenti su come si accetta una sconfitta e sul perchè certi atleti sono abituati a perdere sempre negli eventi sportivi importanti. Ciò che mi sorprende di questo signore, è l’incredibile opportunità che ha perso e cioè quella di stare zitto e di non diffondere il verbo dell’anticultura sportiva. Il libero pensiero è sempre cosa gradita ma ci sono i modi e. soprattutto, i tempi giusti per esprimerlo. A un professionista serio e preparato, che svolge il lavoro dello psicologo sportivo, la prima cosa che si deve chiedere è di rimanere sempre lucido e distaccato dagli eventi che caratterizzano l’ambiente che lo circonda. A un tifoso non si può mai chiedere di togliersi la sciarpa dal collo; al contrario, da uno psicologo dello sport si può pretendere che non se la metta mai addosso.

Lo sport: premio o punizione?

E’ iniziata la scuola e molti genitori preoccupati del rendimento scolastico spesso tagliano lo sport. Il calcio è uno di questi. Allenamenti che saltano e pratica sportiva abbandonata, se il rendimento scolastico non va. L’attività fisica è considerata un premio e quindi, per abitudine educativa, utilizzata di contro come punizione.

“Mens sana in corpore sano” contiene in sé una profonda verità che diviene ancor più realistica se associata all’infanzia e all’adolescenza. Abituare il proprio figlio a un’adeguata gestione tra scuola e sport, è la strategia educativa vincente che punta sul senso di responsabilità, stimolando le capacità organizzative del bambino e del ragazzo. Il desiderio di essere puntuale al proprio allenamento stimola ad organizzarsi, a tirare fuori le proprie capacità gestionali. È importante per i genitori imparare ad utilizzare i desideri dei bambini e dei ragazzi come stimolo e non come fonte di punizione; questo al fine di ottenere risultati duraturi e non semplicemente associati al momento punitivo.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, nel  “Global Recommendations on Physical Activity“, definisce l’attività fisica consigliata per ogni fascia di età. Tra i 5 e i 17 anni, raccomanda: “almeno 60 minuti al giorno di attività moderata–vigorosa, includendo almeno 3 volte alla settimana esercizi per la forza che possono consistere in giochi di movimento o attività sportive”.

Questo interesse per l’attività fisica durante l’infanzia e l’adolescenza conferma l’importanza dello sport  per la crescita fisica e psicologica delle nuove generazioni. Il primo passo da fare è imparare a non considerare lo sport come un capriccio del bambino, da utilizzare come premio e punizione, ma un aspetto fondamentale che va integrato nel percorso educativo del proprio figlio.

(di Daniela Sepio)